un disordine ricercato

un disordine ricercato

Ne Le Baccanti, Euripide scrive: “Gli dèi ci creano tante sorprese: l’atteso non si compie, e all’inatteso un dio apre la via.”, ponendo l’accento sulla capacità innovativa dell’imprevedibile, che ci sorprende e ci arricchisce, rispetto alle idee standardizzate, proprie di ogni addomesticata visione. Questa opera drammaturgica di uno dei massimi poeti tragici greci, mette in campo l’eterno conflitto tra la rassicurante fede nella tradizione e le impellenti istanze del libero pensiero che sceglie la creativa potenza della novità. La visione etica di Euripide rispecchia in modo esemplare, nel contesto della formazione artistica, il continuo oscillare tra gli opposti poli dei codici normativi della consuetudine e la flessibilità duttile, tipica di ogni sperimentazione. Conoscenzadellatradizione e tensione massima verso l’innovazione diventano, infatti, i principali cardini per sviluppare un modello didattico che permetta agli allievi, grazie alla forza conoscitiva della tradizione, di sondare i profondi spazi della ricerca, ricchi di gemme e tesori che si schiudono soprattutto per coloro i quali sono pronti ad abbracciare l’inatteso.

Bisognerebbe trascendere la contingenza per riconoscere la feconda capacità generativa della sorpresa, che permette di cogliere il reale in modo flessibile, non ingabbiato dentro rigide griglie. Una tale duttilità è diventata una caratteristica costante nelle Scuole di Alta Formazione Artistica in Italia dove i tradizionali indirizzi di Pittura, Scultura, Decorazione, Grafica d’Arte, pur ottenendo interessanti esiti formali attraverso i loro linguaggi specifici, rimodellano gli statuti espressivi all’interno di costanti attraversamenti e producono sconfinamenti verso la fotografia, l’installazione, il video. Così come i linguaggi della Scenografia e delle Nuove Tecnologie dell’Arte intrecciano spesso i loro percorsi e dialogano per ridefinire le coordinate delle identità spaziali della scena e del mondo della comunicazione. Il continuo interfacciarsi di percorsi sperimentali votati alla costante ricerca di idiomi trova linfa vitale proprio nelle inedite prospettive dischiuse dai nuovi orizzonti.

La vitalità del linguaggio pittorico è attestata in modo esemplare dai lavori di Lorenzo Bartolucci, Francesco Burattini, Silvia Capuzzo, Roberta Di Laudo, Nicola Fraticelli, Andrea Luzi, Annamaria Nicolussi Principe, Elvis Spadoni, che rivelano una sorprendente capacità espressiva grazie alla ricerca di continue gemmazioni segniche
e figurali rispetto ai codici tradizionali. Nello stesso tempo la fotografia, proveniente da molteplici indirizzi, oltre a quello specifico dell’università turca invitata, fa dialogare l’approccio documentaristicoconquello più proteso verso una investigazione di matrice estetica o concettuale nelle opere di Şahinbaş Damla, Çetinkaya Gazi, Veronika Lytvynova, Antonio Marino, Tütüncü Poyraz, Alice Preto, Valentina Sammaciccia, Erbaş Umut.

La grafica d’arte dimostra un notevole eclettismo per le tecniche adottate e le indagini formali che spaziano dal micro libro, per una editoria concettuale, all’installazione, senza dimenticare la preziosità della stampa classicamente intesa dei lavori di Lucia Cologni, Cecilia De Nisco, Benedetta Giampaoli, Mattia Pedrazzoli, Francesco Rizzi, Giulia Sensi, Wenweng Zhu. La scultura presenta opere molto diverse fra loro e con materiali disparati, certificando una ricerca sperimentale di grande energia, riscontrabile nelle produzioni di Ilaria Benvenuti, Tamara Egger, Simone Leanza, Lorenzo Sbroiavacca, Dorotea Tocco, Ivana Yang. L’installazione dispiega la sua natura anfibia,cheattraversagli specifici percorsi formativi con le ambientazioni di Sara Bisacchi, Elia Chiarucci, Giovanni De Marchi, Maria Giovannini, Arianna Pace, Vito Rizzi, Agnese Spolverini. I lavori di Clelia Cerboni Baiardi, Sofia Salomoni, Stefano Spada si concentrano, con tre differenti declinazioni, sul tradizionale linguaggio dei modellini scenografici, il raffinato ricamo su stoffa creato da Domiziana Luzii approda in mostra da Nuove Tecnologie dell’Arte, mentre l’intrigante video di Lorenzo Ciavaglia viene concepito all’interno
del corso di Pittura: una dimostrazione ulteriore del dinamico crossover linguistico ormai onnipresente nelle istituzioni accademiche, soprattutto in quella di Urbino, da sempre focalizzata su una ricerca legata alle coordinate espressive tracciate dall’arte contemporanea.

Manifestare la ricchezza di idiomi messi in campo dalle opere in mostra significa anche indicare le ingenti risorse didattiche e formative proposte da una Istituzione artistica collocata in un luogo centrale per la storia dell’arte: Urbino e la tradizione universale del Rinascimento. La feconda vitalità dell’Accademia risiede soprattutto nel suo non essersi fatta condizionare da una tale eredità, ma di averla concepita come un solido trampolino di lancio per continue incursioni nel creativo spazio delineato dalle sorprese e dall’inatteso. Un atteggiamento che, accogliendo molteplici significati, si offre alla condivisione di modelli aperti e polisemici. Il titolo della mostra, Surprize, si muove su questo ampio crinale, giocando sul significato semantico del termine inglese che evoca il tema della sorpresa ma anche, per assonanza, quello del premio. Il riconoscimento andrà ad una delle opere esposte e se, come ci ricorda Sofocle, “la speranza del premio allevia la fatica”, il fertile modello formativo, entro il quale sono state concepite, non ha prezzo ma, come possiamo constatare, ci offre molte sorprese.